La piana da “Carécc” e “Carlüa” con il laghetto in zona “Pùnt da Castèll”

Per raggiungere il Laghetto in zona “Ponte Castello” a Visino di Valbrona, provenendo da Asso, bisogna passare il cartello segnaletico (foto 1 sotto) ed il caratteristico “Puntécc” (foto 2) indi oltrepassare la prima rotatoria (foto 3) senza entrare a Visino.
Mantenendo la destra, percorrere il breve rettilineo di via A.Moro fino alla seconda rotonda (foto 4) dove, a destra (a sinistra nell’angolazione della foto) si trova quello che definiremo per nostra comodità: Ingresso Basso.

Il modo corretto per inserirsi nella prima a destra (via Don Orsenigo) è quello di girare a sinistra, attorno alla rotatoria (foto 1), tenere dritto poi, sull’uscita (foto 2) continuando fino ad un ulteriore trivio, dove teniamo la sede stradale al centro sino al suo termine.
Alla sinistra si trova un ponticello in metallo (foto 3) oltrepassato il quale ci si imbatte nel laghetto (foto 4).

Proseguendo invece diritti, sulla SP 46 (via Vittorio Veneto) si può accedere al laghetto in zona Ponte Castello ed alla pista ciclo-pedonale dall’IngressoAlto” ovvero dalla frazione Candalino. Una volta giunti al bivio (foto 1) si svolta a destra in via Risorgimento fino alla rotatoria dove si prende la prima a destra: via G. Mazzini (accesso A) e si seguita poi diritti (foto 2-3-4).

A questo punto non si può più sbagliare e basta tenere la direzione sempre dritti.

Di seguito, ci si immerge nella natura e si prosegue senza deviare. Alla nostra sinistra (foto 1) il Torrente Candalino, un corso d’acqua, non banale ma che ha una sua storia, in quanto raccoglie dal versante dei Corni: il Torrente Criarolo, il Gagetto (o Revoltù), il Vallone, il Pianezzo, il Rigemora ed il Piazza, sei corsi d’acqua che si versano direttamente o indirettamente nel suo alveo, in alcuni tratti sgusciando sotto le case più vecchie dell’omonima frazione, nascosto alla vista e proseguendo la sua corsa attraverso tutta la piana da “Carécc” e da “Carlüa” mentre alle nostre spalle ci accompagna una “cartolina” con il Gruppo delle Grigne (foto 4).

Un balcone panoramico che si affaccia sul corso d’acqua, permette una gradita sosta su di confortevoli panche in legno.

Sempre avvolti dal panorama, si prosegue dritti, mentre dall’altro lato un’ulteriore pista per corridori puri (foto 3) che possono fare jogging su di un truciolato di legno, adatto per ammortizzare la corsa.

Sulla destra (foto 1) s’immette il torrente Fossato, nel quale si erano gettati prima i torrenti Ruscei, Gogia e Maiago.
Di seguito una serie di canali opera dell’uomo denominati tecnicamente: drenaggi orizzontali di falda, creati in tempi lontani come bonifica idraulica. Sotto, si può notare il primo gruppo in cui confluiscono anche le acque (poche ma continue durante tutto l’anno) di una sorgente ubicata centralmente in questo terreno. Questi fossati in zona “Lagücc” (già il nome indica che un tempo vi fosse una pozza d’acqua) venivano scavati nei mesi più asciutti, solitamente Novembre o Dicembre, qualche volta a Gennaio, utilizzando lo strumento adibito al taglio del fieno ammassato nei covoni (foto 4) per tracciarne i limiti e svuotando con la zappa o il badile, la terra in eccesso, ributtandola ai lati dello stesso. Una opportuna spaziatura degli stessi, consentiva di abbassare la falda alla quota voluta in modo da consentire che lo strato di terreno superiore potesse liberarsi tramite la percolazione, dell’acqua gravitazionale portando l’umidità alla capacità di campo.

Tornando all’ingresso “Alto” di Candalino. Superato il primo accesso (A) dopo una ventina di metri, prendendo a destra (via Fornaci foto 1) si entra nell’Accesso B1. Si prosegue diritti (foto 2) fino alla diramazione (foto 3) dove si prende a destra e si continua (foto 4) verso via Pozzo di Rossana.

All’occhio attento non può certo sfuggire che nel terreno (a destra rispetto al nostro senso di marcia) si trova una prima sorgente sotterranea di acqua (foto 1) che scorre in un alveo ben delimitato e segnalato dal colore più brillante dell’erba (foto 2) il quale prosegue la sua corsa fino ad immettersi, qualche decina di metri più avanti, nel torrente Focetta, composto in maggior parte dalle acque che fuoriescono dal troppo pieno del bacino di captazione denominato Pozzo di Rossana (foto 4), che ci accompagna nella nostra passeggiata.

Questa piana (foto 1 e 2) denominata ancora oggi “Carécc” nel territorio di Valbrona, mentre nella parte di Visino (una volta comune a se) “Carlüa” si estende dalla frazione di Candalino fino al “Puntécc” era tutta allagata ed i popoli che risiedevano in zona si nutrivano anche con le sue risorse. Che ci fosse un lago ne fanno fede i giacimenti di torba: vegetazione subacquea tuttora esistente nel sottosuolo di questo posto.

Il sentiero sterrato procede in direzione del laghetto attraversando la piana di un primitivo canneto. Questo territorio con falda freatica affiorante, senza i canali di bonifica che convogliano tutte le acque di scolo nel torrente Focetta (che scorre placido a lato) sarebbe stato ancor più paludoso. L’andamento è pianeggiante ed incontra qualche caratteristico attraversamento sul corso d’acqua. Proseguendo diritti s’incrocia il percorso che scende dall’Accesso A divenendo un tutt’uno (foto 4).

Sempre da via Fornaci evitando l’Accesso B1 e proseguendo diritti si può cogliere un ulteriore diramazione che chiameremo per distinguerla Accesso B2. Da questo lato si possono ancora osservare i resti dell’antico insediamento industriale delle Fornaci: Mogliazzi e Tacchini (foto 1 e 2), in seguito, si prosegue su un terreno a tratti paludoso che si snoda pianeggiante al limite del bosco e dove non mancano le sorprese, D’un tratto, sulla destra rispetto al senso di marcia, una bolla d’acqua con bella sorgente sotterranea, nella foto 3 si può notare la fine sabbia del fondo in movimento mentre un’altra alimentazione proviene direttamente dal terreno, leggermente a lato (foto 4).

Poco più avanti un altro “funtanin” (foto 1) molto più grande rispetto al precedente e che si avvia ad immettersi nel Torrente Focetta tramite un vistoso canale (foto 2). Pochi passi ed è la volta di un modulo drenante (foto 3 e 4) ovvero un fosso profondo, che fissa la base del dreno ad una quota ben al di sotto della zona da risanare, che può essere, nel caso di terreno coltivato, quella delle radici della coltura.

Sul lato sinistro, inoltrandosi per una decina di metri nel bosco, in prossimità di un grande sasso (foto 1) si trova una sorgente, la cui acqua scende in due direzioni e si perde nel terreno. Si oltrepassa una casa (foto 2) e proseguendo s’incontrano altri due scoli dalla montagna. Il primo (foto 3) attraversa in modo visibile la carreggiata e termina la sua corsa nel prato antistante, il secondo (foto 4) compie lo stesso tragitto, ma incanalandosi sotto la sede stradale.

Il consiglio è sempre quello di prestare il massimo dell’attenzione, potrebbe capitare un incontro (ad esempio) con qualche esemplare di picchio verde che in questa zona ha impostato il suo habitat (foto 1). Si prosegue su di un ottimo fondo sterrato sino ad incontrare sulla sinistra un maneggio di cavalli di proprietà della famiglia Tacchini (foto 4).

Di lato a questo complesso scorre un’altro gruppo di affluenti del Foce che hanno origine in zona “Cùleta di Còrni” in località “Portur” (foto 1-2-3-4) scendendo lentamente tra sassi e piccole cascatelle.

In località Madonna del Ceppo (foto 1) si unisce con gli affluenti del terzo gruppo che nascono in località “Valcerina” (dando il nome al torrente) nella zona denominata “Cavalett”, da cui scende piano piano formando diverse cascatelle (foto 2) e una in particolare detta: “Cascata della pancia da la Pépa” per la sua caratteristica forma a pancia rotonda (foto 3). Nel suo scorrere ingloba altri torrenti (in lingua locale val) come il Varisei, l’Albarelle ed il Valleggio formando il torrente Cavalletto. Un sistema di captazione destina una parte di quest’acqua all’alimentazione del laghetto (foto 4).

Questo specchio d’acqua (foto 1) ha un dispositivo dove il surplus d’acqua, in base anche alla portata, fuoriesce (foto 2) reinserendolo nel ramo che scende dopo aver incorporato il torrente Candalino e tutti i suoi affluenti (foto 3) mentre il rimanente si unisce agli altri due rami in località Ponte Castello (foto 4).

In questa posizione, o meglio, questo viene tramandato oralmente dagli anziani del posto, sorgeva un castello e la narrazione sembrerebbe supportata dai resti di muro in sasso (foto 1). Il Torrente Foce nel prosieguo del suo incessante scorrere percorrendo la piana di Visino (foto 2) accoglie gli ultimi due torrenti: il Corio ed il Sassei portando il totale a 18 affluenti che ne sostengono vitalità e forza, oltrepassa il “Puntécc” (foto 3) e prosegue tranquillo verso Asso (foto 4).

Il torrente Foce scorre fino alla località Cranno, dando vita con uno spettacolare salto dal ceppo omonimo: la cascata Vallategna (foto 1) ed immettendosi nel fiume Lambro. All’altezza di Orio Litta (foto 2) si inserisce nel fiume più maestoso del nostro paese: il Po (foto 3) concludendo la propria corsa (assieme ad altri 140 affluenti) nel mar Adriatico bagnando le coste della Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro (foto 4) e Albania.

Per chi sopraggiunge invece da Onno, attraversato il centro del paese, via Vittorio Veneto (foto 1) ed arrivati allo svincolo (foto 2) prendere per via Luigi Ortalli (foto 3) e poi seguitare per via Giuseppe Garibaldi (foto 4).

Si oltrepassa un parcheggio con annesso parco giochi per i piccoli (foto 1) e si giunge ad una rotatoria (foto 2) dove si svolta a sinistra e ci si trova proprio di fronte all’Accesso A di Candalino (foto 3) e di seguito all’Accesso B (foto 4) già descritti precedentemente.

Se vuoi saperne di più…

testimonianze storiche, bellezze naturali, fauna e flora di questo territorio:

I massi erratici

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I massi avelli

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I sassi delle streghe

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Le ghiacciaie

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I caselli dell’acqua

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L’antico torchio di Maisano

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