I Massi avelli

Con il termine “massi avelli”, s’intendono tombe ad inumazione scavate in un masso erratico di granito, serizzo, gneiss o serpentino. Questi reperti sono tipici del territorio comasco ed in nessun altro luogo esistono testimonianze paragonabili. Certamente sono stati utilizzati come sepolture di personaggi importanti e la loro appartenenza è identificabile in quelle popolazioni che abitarono il territorio lariano dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente. Dopo quel periodo la zona fu sotto dominazione dei Goti fino al 553, poi dei Bizantini. Anche i Franchi erano sporadicamente presenti nell’alto Lario attorno al 550. I Longobardi trovarono una salda resistenza nell’Isola Comacina difesa dal magister militum Francione che per vent’anni rappresentò un baluardo bizantino e l’assedio all’isola durò sei mesi prima della resa nel 588. Il sistema difensivo era molto complesso: non solo l’isola era fortificata, ma tutto il territorio circostante era dotato di presidi di difesa come il Castel Baradello a Como, Castelmarte ed il Buco del piombo sulla Valassina. Francione riuscì a prolungare sulle rive del Lario il crepuscolo dell’età romana e a raccogliere quella classe di possessores e delusi che fuggivano all’occupazione longobarda. La collocazione dei massi avelli va dunque ricercata nel periodo di tempo tra la fine del V secolo e la fine del VI in quelle popolazioni barbariche che si stabilirono sul territorio comasco.

(Foto 1) Coperchio di sarcofago a due spioventi con quattro acroteri agli angoli che si trova presso il lavatoio di Maisano.
(Foto 2) Coperchio di sarcofago utilizzato come vasca presso il lavatoio di Osigo.
(Foto 3) Sarcofago probabilmente di origine Etrusca utilizzato come vasca della fontana ad Alpe di Monte.

Sempre nel complesso “Fontana di San Carlo” – “Lavatoio di Maisano” si trovano dei massi avelli di proporzioni ridotte, che con ogni probabilità sono serviti per l’inumazione di bambini.

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I massi erratici

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I massi avelli

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I sassi delle streghe

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Le ghiacciaie

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I caselli dell’acqua

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L’antico torchio di Maisano

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