Lo Scibeck

Nella prima foto sopra: il raro fenomeno dello Scibeck verificatosi a Valbrona nel Gennaio 2010 in zona “Zuch de Giurniga“.

Scibeck è il nome dialettale di un curioso fenomeno atmosferico che in italiano si chiama galaverna. L’origine etimologico del termine è per metà germanico/longobardo e per metà latino, proviene dalla nebbia (“cala” di “calìgo”) che si congela (“hibernus”). È uno dei più spettacolari fenomeni meteorologici invernali ma anche uno dei meno conosciuti e comuni. Tecnicamente è quella precipitazione determinata dalla nebbia ghiacciata. Molto spesso, infatti, la nebbia provoca pioviggini simili ad “aerosol”; quando le temperature sono sotto lo zero, quest’ultime sono composte da piccoli aghetti di ghiaccio che si posano soprattutto sull’erba, sugli alberi e nelle campagne, dando l’effetto della neve. Fenomeno assai raro in cui la nebbia lascia questo coreografico strato di ghiaccio bianco posato sulla vegetazione. Le piccolissime goccioline di vapore sospeso in aria che accompagnano ogni fenomeno di nebbia, quando le temperature sono sottozero si congelano, rendendo ancor più affascinante il paesaggio. Il fenomeno, per i meteo/appassionati, è uno tra i più emozionanti perché capita molto spesso di andare in montagna, con accumuli nevosi abbondanti, ma senza provare le stesse emozioni se gli alberi sono spogli del bianco tipico della galaverna, poiché è spesso proprio questo che rende il paesaggio fatato e incantevole. Quando c’è anche forte vento, capita di avere accumuli di ghiaccio, anche trasversali, per diversi centimetri non solo nelle campagne e sugli arbusti, ma anche nei pali della luce e nei ripetitori. La base di accumulo è infatti la più strana e varia e molto spesso dipende dalle condizioni atmosferiche che accompagnano la nebbia. Solitamente la galaverna si posa sui fili d’erba più alti, sui rami più esterni degli alberi, ma anche sui fili stesi ed alle linee aeree dell’alta tensione, sulle rocce sporgenti, sulle croci di vetta, arriva addirittura a posarsi sulla barba, sui capelli e sulle sopracciglia dell’escursionista o dell’essere umano che si trova di passaggio in mezzo a questa fredda nebbia. Se la ventilazione è debole, questo accrescimento è regolare, ed i cristalli sono di notevole bellezza e simmetria, molto simile alla logica dell’esagono che genera il fiocco di neve nelle nubi. Se lo strato è in movimento sostenuto, come può succedere col vento alle quote montane più alte, il deposito è più irregolare, e crea sugli oggetti formazioni di ghiaccio ugualmente vistose, ma di forma appuntita irregolare, di un colore bianco più opaco, di solito sottovento alla direzione di arrivo della nebbia. La comparsa della galaverna nelle zone di pianura è solitamente indice di tempo stabile, anticiclonico, con temperature basse e assenza di nubi.

Alberi totalmente ghiacciati che sembrano di cristallo, immobili anche alle raffiche di vento più intense. I fili della luce sono anch’’essi ricoperti da una spessa pattina di ghiaccio, tant’è vero che sembra si possano rompere da un momento all’’altro. Persino i prati tutti intorno sono bianchi, ma non è neve, è ghiaccio puro. Il fenomeno della galaverna ha indubbiamente un fascino particolare e può trasformare un semplice bosco di media montagna in una “foresta incantata”. In qualche caso, però, l’’eccessivo peso del ghiaccio sui rami degli alberi può determinare degli schianti o delle rotture e quando il fenomeno regredisce il bosco assomiglia ad un vero e proprio campo di battaglia. Volendo analizzare il tutto in maniera più tecnica, possiamo distinguere due tipi di galaverna: la galaverna di nebbia e quella di pioggia. La galaverna di nebbia non è mai dannosa per le piante. Essa si forma quando la temperatura esterna risulta al di sotto dello zero e la zona presa in esame viene coperta da una formazione nebbiosa. Le minuscole goccioline che formano la nebbia si mantengono allo stato liquido anche se la temperatura dell’’aria risulta negativa. Quando queste goccioline vengono a contatto con i rami degli alberi, che presentano anch’’essi temperatura negativa, si ha il loro congelamento. Tutto ciò determina una galaverna “soffice” che ammanta le piante come se fosse neve. In questo caso il peso che si viene a creare sugli alberi non è mai eccessivo e gli schianti a terra sono scongiurati. La presenza di ghiaccio sui rami può anche liberare la pianta da eventuali parassiti che la infastidiscono, come per esempio gli afidi. Tutt’altro discorso riguarda la galaverna di pioggia, chiamata anche “gelicidio”. Essa si forma quando una precipitazione risulta piovosa anche con temperature al di sotto dello zero. In inverno può capitare benissimo che uno strato di aria fredda a temperatura negativa rimanga intrappolato in prossimità del suolo. Se in quota la temperatura risulta positiva, la precipitazione che ne deriverà non potrà essere nevosa, ma piovosa. In questo caso il diametro delle gocce risulta molto superiore a quello delle goccioline presenti nella nebbia, con conseguente maggiore congelamento delle strutture esposte. Il procedimento di formazione della galaverna di pioggia è uguale a quello della galaverna di nebbia, cambia solo la quantità di acqua che cade dal cielo. Due ore di galaverna di pioggia sono già più che sufficienti per determinare i primi schianti a terra e rotture di rami. Se il fenomeno persiste per ore, il peso del ghiaccio che si deposita sugli alberi è in grado di “radere al suolo” un intero bosco. Anche i fili della luce, come già accennato in precedenza, possono appesantirsi a tal punto da rompersi, determinando interruzioni dell’’erogazione dell’’energia elettrica. Quindi, in sostanza, solo la galaverna di pioggia (o il gelicidio) può determinare grossi problemi. La galaverna di nebbia, invece, risulta solo un fenomeno molto bello a vedersi ed assolutamente innocuo.

Galaverna (Foto 2 sopra) = È un deposito di ghiaccio a forma di aghi, scaglie o anche a superficie continua che si forma quando vi è nebbia con una temperatura inferiore agli zero gradi centigradi. Di solito il rivestimento che si viene a creare non è molto consistente. Il fenomeno della galaverna è il passaggio da vapore acqueo a ghiaccio, che può avvolgere il terreno, gli alberi, i tetti delle case e mille altre cose. Tra tutti i fenomeni del gelo invernale è forse il più spettacolare perché può trasformare gli alberi in vere e proprie strutture scultoree. Come tutti gli altri fenomeni tuttavia, la durata è generalmente breve in quanto scompare al calore del Sole.

Calabrosa (Foto 3 sopra) = La calabrosa è un deposito di ghiaccio che si produce in caso di nebbia con temperatura inferiore a 0 °C, di solito tra -2 °C e -8 °C. Si verifica quando si produce la solidificazione veloce di grosse gocce di nebbia. Al contrario della galaverna, costituita da aghi di ghiaccio, la calabrosa è formata da una crosta piuttosto compatta di ghiaccio con granuli che lo rendono simile a una spugna, a causa delle bolle d’aria che vi si trovano. Il colore è biancastro, se sottile è semi-trasparente. Sulle superfici la calabrosa può formare depositi di grande spessore, specie con vento forte. La densità è maggiore della galaverna, per cui è molto dannosa per i cavi elettrici e rami di alberi.

Gelicidio (Foto 4 sopra) = Il gelicidio detto anche pioggia congelantesi o vetrone. Tecnicamente esso è provocato dalla pioggia o dalla pioviggine che, a causa del fenomeno della sopraffusione, cadono al suolo in forma liquida pur con una temperatura dell’aria inferiore a 0° C gelando poi a contatto con il terreno. In altre parole le precipitazioni, nevose ad alta quota, si trovano ad attraversare un spesso strato d’aria a temperatura positiva (+2°C, +3°C o più), i cristalli fondono trasformandosi in gocce di pioggia. Se a queste condizioni si somma la concomitante esistenza di uno strato d’aria a contatto con il suolo con una temperatura negativa di almeno 1-2 gradi, o più, le goccioline d’acqua, giungendo negli strati prossimi al terreno, pur trovandosi improvvisamente ad una temperatura inferiore allo zero, restano allo stato sopraffuso.  A quel punto esse congelano solo al momento dell’impatto con il terreno o con qualsiasi superficie esposta all’aria, formando uno strato di ghiaccio sottile e trasparente, perché privo di aria, detto vetrone. Precisiamo che lo stato si intende sopraffuso banalmente quando le gocce di pioggia si trovano allo stato liquido nonostante la temperatura sia inferiore a 0°C . Il gelicidio non deve esser confuso con la brina che si deposita lentamente per condensazione sulle superfici esterne quando, in assenza di ventilazione e con umidità relativa dell’aria molto elevata, perdono calore di notte fino a raggiungere 0°C. Il gelicidio, a causa del peso del ghiaccio, è tuttavia causa di numerosi disservizi dato che può provocare la caduta di rami anche di grande spessore nonché la rottura di cavi elettrici, con conseguente interruzione dell’illuminazione pubblica, problemi alle comunicazioni telefoniche e alla circolazione per il fondo stradale scivoloso. Nei casi più gravi quando si originano tempeste di ghiaccio, possono cadere anche grossi alberi causando danni davvero notevoli.

La foto sopra si riferisce sempre al Gennaio 2010 (ultima volta che si è verificato l’effetto Scibeck) ed inquadra la zona per “Alpe di Ossa“.

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