Visino

VISINO  (C. SALA LA VALLE 1975)  Questa frazione è posta all’ingresso della valle e la sua origine è antichissima, infatti, reperti trovati nelle vicinanze di San Michele la fanno risalire all’età del bronzo. Prima che si sviluppasse l’agricoltura, la gente viveva di pastorizia, caccia e pesca. La pianura, tagliata dal torrente Foce, che da Candalino arrivava a Pontecc, era tutta allagata e il lago contribuiva al nutrimento del popolo. Testimonianza dell’esistenza del lago, sono i giacimenti di torba e vegetazione subacquea tutt’ora esistente qui nel sottosuolo. Prosciugato il lago, i campi vennero bonificati e si formò un vero e proprio piccolo centro urbano nella parte di maggior rilevanza chiamato “Olimna” e in una sorta di periferia (o contrada) detta “Gorio”. Nei primi secoli dopo il mille una catastrofica frana, staccatasi dalla montagna fra l’Alpe di Megna e il “Ciarée” precipitò a valle distruggendo e seppellendo l’abitato. Si salvarono solo alcuni edifici tra cui l’attuale chiesa di San Michele. Gli abitanti si spostarono più a nord, su una zona più protetta, (forse proprio intorno all’antica contrada Gorio) ricostruendo l’abitato. Cambiarono però il nome che fu “Vixino” (Vicino a Olimna). Solo agli inizi del novecento il nome diventò “Visino” e successivamente venne annesso al comune di Valbrona.  

Nacquero numerose confraternite che svolgevano non solo riti religiosi ma opere di assistenza sociale e mutuo soccorso. Permisero così lo sviluppo di una comunità autosufficiente, munita di una cassa comune, che permise l’accudimento della popolazione oltre all’acquisto di quadri ed arredi per la Chiesa (opere preziose della Chiesa di San Michele) e per la parrocchia. Solo quando, a metà del XX secolo, leggi statali imposero la riunione dei comuni, Visino venne annesso a Valbrona, con qualche rimostranza da parte dei visinesi che si trovarono privati della loro vecchia autonomia.

Ora Visino, per secoli paese rurale, è la frazione più industrializzata di Valbrona, essendosi qui sviluppate le più grandi attività industriali. Elemento caratteristico è anche la presenza di palazzi storici e residenze nobiliari come il Palazzo De Herra, il Palazzo Gorio e la Casa della Contessa, testimonianza del passaggio di famiglie antiche e importanti, ma la chiesa di San Michele con i suoi preziosi tesori artistici, è senz’altro il patrimonio più importante e interessante di tutta Valbrona.

Nota caratteristica di Visino, valida in parte anche per le altre frazioni della Valbrona è rappresentata da una forte propensione delle genti locali a “migrare” esportando le proprie maestrie (San Michele viene ricordata anche quale chiesa degli emigranti). Tipicità di popoli che spesso devono questa condizione anche alle ragioni geografiche che contraddistinguono il loro territorio.
Lo stemma comunale di Valbrona, recita in latino ciò che tradotto significa “Aprendo Chiude”. L’associazione visiva di questa dicitura è ben rappresentata dalla morfologia della valle e dalle singole e distinte morfologie delle altre frazioni alle quali si accede e si arrivava in tempi lontani per vie di ingresso non facili da percorrere e da individuare (valici, scollinamenti e accessi non immediati) che introducevano (aprivano) ad un mondo discosto dal resto del territorio e che nello stesso tempo favorivano un’azione di chiusura e di protezione naturale. Queste osservazioni ci suggeriscono di avere a che fare con caratteri chiusi, dediti al proprio territorio, gelosi delle loro capacità e dei loro possedimenti e pressoché incapaci di offrire un minimo di buona accoglienza. Non è così! Grazie al susseguirsi di differenti podestà e agli interessi amministrati sul territorio delle singole frazioni, le capacità dei suoi abitanti vennero alla luce, furono spronate da animi illuminati e spiccarono il volo. Si pensi che già nel medioevo alcuni maestri di mestiere operanti in terre lontane provenivano da Valbrona. Noto è il caso della famiglia “de Vexino”;  “Messer Antonio de Vesino”  esperto della lavorazione della lana e attivo nella città di Bologna che prese come allievo Antonio dei Visino di Olimna, un giovane promettente anch’egli nativo di Visino. Ma anche a Milano i “de Vexino” erano affermati filatori.
La filatura e l’allevamento dei bachi da seta fu di grande slancio per un popolo che non se ne andava perché dove viveva stava male ma semplicemente perché le proprie maestrie erano richieste e ricercate.  La culla di queste capacità collettive era la valle di origine, aperta ma chiusa e soprattutto prodiga di fertilità e di risorse. Doni dei quali gli abitanti seppero goderne fino all’avvento dell’era industriale.

Se vuoi saperne di più…

testimonianze storiche, bellezze naturali, fauna e flora di questo territorio:

I massi erratici

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I massi avelli

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I sassi delle streghe

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Le ghiacciaie

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I caselli dell’acqua

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L’antico torchio di Maisano

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