Progetto “difendiamo le selve di castagno”: linee guida

Progetto “Difendiamo le selve di castagno”

A chi ci rivolgiamo, cosa proponiamo: linee guida
L’iniziativa si rivolge ai proprietari di castagneti che desiderano curare e manutenere i castagni e agli escursionisti desiderosi di raccogliere (serenamente) qualche castagna.
Grazie alla forte collaborazione volontaria all’interno della nostra ProLoco di professionisti della selvicoltura abbiamo deciso di scendere i campo e di offrire agli escursionisti un percorso di esperienza nella cura della selva di castagno che gli consenta di raccogliere i frutti senza attriti con i proprietari e in misura etica e sostenibile.
I volontari aderendo al progetto si impegnano a partecipare – per alcune domeniche sul finire dell’estate e l’inizio dell’autunno – alle attività di cura e manutenzione delle selve di castagno; in cambio per alcune domeniche autunnali tutti insieme potremo dedicarci alla raccolta. Un quantitativo per ciascun partecipante, una parte per il proprietario e, se previsto, quanto necessario per le realtà del territorio che organizzano sagre o che si occupano della trasformazione del prodotto in conserve e derivati. Il tutto secondo quantità e destinazioni che possano esprimere equilibrio, buon senso e totale assenza di spreco. Siamo certi che così facendo il proprietario allevierà il senso di disagio che nasce in lui tutte le volte che trova qualcuno a raccogliere nel proprio castagneto.

Come possiamo operare
Le azioni necessarie oggi per riqualificare una selva di castagno sono molte e complesse e spesso differenti da castagneto a castagneto. Le differenze sono talvolta determinate dal tipo di impianto (in prato, su riva,  a margine del bosco ecc.) e la cosa che da subito dovrete fare vostra è che non metteremo in campo un clichè ripetitivo e sequenziale; un modello operativo rigido e sempre uguale ma cercheremo di rispondere alle esigenze del territorio secondo le sue priorità, la sua condizione naturale e le sue caratteristiche specifiche. Un modo di affrontare le attività in natura basato su un pensiero che anche noi abbiamo dovuto fare nostro. Infatti, nel tempo, affiancati da selvicoltori e professionisti abbiamo capito che viviamo un periodo storico dove l’applicazione di modelli consolidati e sequenzializzati premia sempre meno in ambito naturale perché la natura porta in sé l’accettazione del cambiamento e sceglie sempre per un bene superiore collettivo o selettivo che sia. Il cambiamento che la natura sta accettando è in grande parte il risultato di errori che l’uomo ha commesso e sta ancora commettendo rincorrendo standard di una pseudo qualità basata sull’omogeneità e sull’azzeramento delle differenze. Ma questo è un tema complesso se affrontato genericamente mentre diventa semplice e chiaro se lo si sposta su piccole questioni come quella delle selve di castagno, che per tornare a regalarci i valori che rappresentano devono solamente essere rivissute attraverso un fare condiviso, armonioso e privo di controindicazioni.

Curare le selve di castagno non procurerà squilibri nel sistema, non altererà le falde idriche, non determinerà l’aumento di inquinanti nell’atmosfera, non farà del male a nessuno, al contrario, siamo sicuri renderà felici molti umani e non.

Perchè questo progetto
Nella storia di Valbrona la selvicoltura ha avuto un ruolo molto importante. Tra la metà del ’700 e i primi del ‘900 furono, in particolare, le selve di Castagno a caratterizzare i due versanti montuosi della valle. In autunno, il paese tutto (famiglie al completo) saliva dalle quatto frazioni (Visino, Candalino, Osigo e Maisano) ai castagneti per la raccolta delle castagne. Ma nel coltivo di castagne non vi era solo lavoro autunnale di raccolta del frutto (per altro impegnativo, perché spesso si iniziava con la battitura per terminare sempre con la raccolta e la separazione delle foglie e dei ricci). C’era da fare in tutte le stagioni e quello che rimane oggi dei nostri maestosi castagneti è anche il segno sbiadito di innesti, piantumazioni, arieggiature, sfalcio dei prati e, prima della maturazione del frutto per consentirne una migliore raccolta,  dell’ultimo taglio dell’erba solo sotto la proiezione della chioma della pianta (rigorosamente con il falcetto).

Sempre più spesso sono solo le schede catastali a ricordarci le destinazioni d’uso del territorio e non il suo stato di conservazione. Due volte su tre quando leggiamo nella destinazione d’uso “castagneto da frutto” sotto i nostri piedi non ci sono castagne ma rovi e solo l’attento osservatore scopre nell’intrico dell’abbandono il disegno del sesto di impianto di un insolito frutteto quello delle castagne. Già perché la castagna è un frutto e il castagno un albero da frutta …dalle dimensioni ragguardevoli. Volendo dire di più tutti noi almeno una volta nelle prime fredde giornate invernali, le castagne le abbiamo comprate in una piazza di una città, di un paese o in una fiera, servite calde da un ambulante in un cartoccio fumante. Tolta la buccia scottante con i polpastrelli anneriti, si scopriva la prelibatezza del frutto giallo cotto a puntino. Ma anche le scampagnate autunnali per raccoglierne troppe ci raccontano una storia che vorremmo ritrovare: quella della generosità di un piccolo frutto che è stato golosità della domenica ma anche, fino ai primi del novecento, la base dell’alimentazione di molte famiglie. Oggi il castagno e le sue castagne rischiano di divenire un ricordo e qui a Valbrona non possiamo permettercelo, anche solo per rispetto di una storia dalle tante facce che si è raccontata per secoli.

Sono state queste osservazioni a farci muovere nella direzione del recupero. In un territorio come quello di Valbrona i castagneti secolari appartengono quasi esclusivamente a privati e purtroppo stanno soffrendo per l’assenza di manutenzione. Vivido nella memoria di molti proprietari è l’incessante lavoro di cura che i loro antenati prestavano ai castagneti, fonte di reddito e di soddisfazione di buona parte del fabbisogno alimentare. Un ricordo che spesso ancora oggi inasprisce i rapporti tra escursionisti dediti alla raccolta e quei proprietari che vorrebbero scacciarli dai loro terreni per proteggere una fatica di altri tempi e la memoria dei loro cari. Nel periodo delle castagne, anche oggi, continua l’esodo dalle città verso i boschi per procurarsi il frutto più ambito dell’autunno. E mentre i castagneti stanno sparendo,  la gente vuole andare a raccogliere le castagne e, il più delle volte, lo fa senza essere in grado di comprenderne la storia e arrogandosi il diritto di prendere ciò che a loro pare di tutti (perché in aree prive di recinzioni o abbandonate a sé stesse):
I pochi proprietari dei castagneti che ancora manutengono le loro selve (seppur in modo discontinuo e spesso insufficiente) si vedono così presi d’assalto e l’incomprensione e l’attrito non può che aumentare. Nasce così questo progetto; per gli uni e per gli altri ma soprattutto per i castagni e per il mondo di interazioni che si sviluppa tutt’intorno a loro.

E allora, cosa aspettate! ci sono rastrelli  in abbondanza in ProLoco e tanta voglia di fare insieme…

> Clicca per saperne di più sulle castagne : tipologie, raccolta, ricette…..

Come si partecipa?
Aderire al progetto come proprietario o iscriversi come volontario è semplice.
Scarica qui sotto il modulo relativo, compilalo in ogni sua parte e invialo a progetto@valbrona.net. In alternativa passa in sede, richiedi il modulo necessario, compilalo e riconsegnalo. Nel giro di qualche giorno risponderemo alla tua candidatura.

> Modulo adesione proprietario

> Modulo adesione volontario

Quando si partecipa?
Se la tua candidatura è confermata verrai invitato a partecipare  all’incontro preliminare del 10 luglio in cui saranno confermate date e impegni sulla base di un calendario condiviso. In linea di massima prevediamo che in quattro domeniche nel mese settembre (5, 12, 19 e 26)  si proceda nelle attività di pulizia del territorio (rami secchi, sassi ed eventuali rifiuti); sfalcio erba nell’area di proiezione delle chiome, rastrellatura, ed eventuale spollonatura. Ad ottobre invece per tre domeniche (10, 17 e 24) inizieranno le attività di raccolta, rastrellatura di foglie e di ricci (separandoli); riassetto e modellazione del territorio  attraverso riempimenti con solo foglie o solo ricci e pesatura del raccolto. A fine giornata allieteremo i palati con caldarroste per tutti e  un goccio di vin brulé.

Le giornate di attività saranno inserite a calendario “Escursioni Insieme 2021” alla voce “escursioni speciali”  abbinate al progetto “Difendi le selve di castagno”. Alle giornate di attività è gradita la presenza dei proprietari dei castagneti coinvolti che potranno arricchire il progetto con testimonianze dirette e/o ricordi della loro esperienza passata.
Il raccolto dei frutti sarà diviso tra volontari partecipanti, proprietario ed eventuali altri soggetti secondo modalità da definirsi.

Con la vostra adesione, la nostra speranza è che il progetto non si esaurisca qui. Dopo l’autunno con l’inverno e con la primavera altre azioni attendono i nostri meravigliosi castagni e solo insieme il segno di queste azioni potrà divenire nuova strada da percorrere.