Valcerina

Da Candalino alla Valcerina: le acque della Vallategna            > scarica la mappa illustrata dell’itinerario

Percorso Candalino > Piazzo > Valcerina > Candalino
Lunghezza del percorso km. 10,00
Dislivello totale mt. 600
Difficoltà sentiero escursionistico – classe (Trekking per Escursionisti)
Tempo medio  h. 2,30 (andata/ritorno)
Abbigliamento Usuale per le normali escursioni in montagna (scarponcini, maglione, giacca a vento, bastone/racchetta ecc.).
Interesse naturalistico dell’escursione Questo itinerario dà la possibilità di vedere molte tipologie di piante, erbe e fiori, inoltre, per la peculiarità dei luoghi, è da considerarsi di valore altamente didattico e storico.
Percorso effettuato il Settembre 2016
N.B.:  descrizioni riportate e le fotografie rappresentano lo stato del percorso al momento in cui l’escursione è stata effettuata.
Non ci assumiamo nessuna responsabilità per eventuali incidenti avvenuti percorrendo un itinerario da noi proposto

Candalino comprende il territorio fra la strada principale e le prime pendici del rilievo montuoso dei Corni. Il suo nucleo più antico è di tipo rurale situato sopra un corso d’acqua proveniente dal torrente di Candalino che lo attraversa. Le acque della Vallategna, raffigurano per così dire, un itinerario di “introduzione”. Quello che vogliamo proporvi è un tracciato di circa 10 km. che salendo fino ai dolci prati della Valcerina (località storica, da cui partono numerosi itinerari di interesse storico/naturalistico) ridiscende compiendo un anello attraverso il fitto e ricco reticolo idrografico di affluenti del torrente Foce (nella foto 1 sotto, dalla località Ponte Castello – nella foto 2 sotto, dalla zona Pozzo di Rossana – nella foto 3 sotto, dalla località Madonna del Ceppo) che più avanti, nella sua corsa verso Asso, genera la cascata della Vallategna (foto 4 sotto). Seguendo questo percorso muoveremo, infatti, i primi passi alla scoperta della ricchezza delle acque del territorio valbronese (Valbrona: la valle delle sorgenti). Si tratta di un assaggio che si concentra sul ricco e fitto reticolo idrografico che dalla località Valcerina attraverso livelli (piani e semipiani) di differenti dimensioni discende fino alla frazione di Candalino (e poi oltre) e che tratteremo in molte altre occasioni. Ma l’itinerario “Le acque della Vallategna” ci introduce ed è la strada “maestra” per la sopraccitata Valcerina, storica località, nei secoli, animata da iniziative e attività del paese. Della Valcerina parleremo a suo tempo e in luogo opportuno. Importante precisare che in gergo locale “valle” sta per “torrente”, noi abbiamo deciso, nella descrizione delle acque, di utilizzare sempre il termine “torrente” più diffuso e per tutti più semplice. Con il termine “valle” da qui in poi si farà sempre riferimento alla tipica conformazione del territorio. Inoltre si osservi che la forma di presentazione del toponimo Valcerina, è dibattuta: nel Catasto Lombardo Veneto compare come Val Cerina, altre fonti, come per esempio la segnaletica della C.M.T.L. ne fanno una sola parola raddoppiando la “r” divenendo Valcerrina, in alcune mappe viene segnalata come Val Celina (o Cellina) mentre in altre viene menzionata come Valcellina e in ultimo noi, che ne stiamo studiando le probabili origini, abbiamo deciso per “Valcerina”; in qualunque modo, al di fuori di questa descrizione, voi la troviate ricordate che si tratta comunque della medesima località.

Il percorso che parte dalla frazione di Candalino ha più accessi distinti, ma per raggiungere la frazione, anche con veicoli diversi, li distinguiamo in due primari: uno per chi proviene dalla direzione Onno e l’altro per chi giunge da Asso.
Per chi arriva a Valbrona salendo da Onno, consigliamo, una volta attraversato il centro paese (via Vittorio Veneto-foto 1), di svoltare a sinistra all’altezza del bivio che porta verso la Pizzeria-Trattoria “Mandragola” (foto 2) e proseguire diritti (foto 3) per la via Luigi Ortalli.

Continuare per via Garibaldi, oltrepassata la locale farmacia (foto 1), sulla sinistra vi è un piccolo parcheggio ed un parco giochi per i più piccoli (foto 2) e si arriva ad una rotonda (foto 3) che bisogna attraversare svoltando a sinistra per poi proseguire diritti su via Risorgimento.

Per chi invece raggiunge Valbrona dal bivio di Asso, deve proseguire sempre dritto fino all’incrocio (foto 1) dove si svolta a destra (foto 2) e si oltrepassa la rotonda posta di fronte al Bar Corni tenendo sempre diritto verso via Risorgimento. Ad un tratto appare la sagoma di Villa Rosti (foto 3) che teniamo come punto di riferimento mentre si prosegue su via Vittorio Veneto (foto 4).

Si attraversa il paese (foto 1), si oltrepassa un antico lavatoio con a fianco una tipica fontana denominata “Cumpareola” (foto 2) e un mini parcheggio, mentre un altro più capiente si trova nel parco dell’ex Seminario (foto 3) dove il “nostro” itinerario prosegue a lato delle vecchie mure di recinzione dello stesso (foto 4).

Percorrendo il tratto asfaltato della strada agro-silvo-pastorale e lasciate le ultime abitazioni possiamo ammirare verso destra la piana di “Carécc” e “Carlüa” con la frazione di Visino sullo sfondo, mentre sentiamo provenire dalla nostra sinistra, il rumore di un torrente. È necessario affacciarsi oltre il margine sinistro (per chi sale) per scorgerlo sotto di noi e in alcuni punti è anche possibile guadagnare la sponda del torrente per osservare più da vicino. E a proposito di osservazione, all’occhio attento non sfuggiranno degli antichi resti di una costruzione in sasso “la mòra” (questi era un edificio archeologico industriale, destinato all’attività di molatura di forbici e coltelli).
Riprendendo la strada, ancora in salita, abbiamo tempo per qualche altro cenno sul torrente. Si tratta del torrente di Candalino, principale affluente del “Foce”, che in questo punto scorre incanalato in argini profondi erosi dalla velocità e dalla portata che la pendenza determina (foto 1). Si tratta di un corso d’acqua giovane che in alcuni punti ha già imparato, come i cugini più maturi, a rallentare con piccole anse (foto 2). Si noti come la sapienza della natura crea equilibri che oltremodo difficilmente le opere dell’uomo sanno fare. Salti, cascatelle, sbarramenti naturali che orchestrano la discesa a valle dell’acqua. A chi si sofferma ad osservare viene naturale immaginare il disegno sapientemente ingegneristico che solo il coro degli elementi creano nel territorio sia esso un greto di un torrente o un pendio boscoso. Sta di fatto che neanche il paesaggista più di grido riesce ad eguagliare queste opere (foto 3).
Il torrente è popolato da flora e fauna tipica. Erbe acquatiche, girini, tritoni rane, rospi, salamandre, natrici (bisce d’acqua), i quasi scomparsi gamberi ecc, e in qualche tratto ameno trote della varietà Fario (dove c’è la trota sparisce il gambero – sua dieta preferita). Il tutto poi è suscettibile di variazioni al tema a seconda del periodo che si sceglie per addentrarsi in questi stupendi percorsi. L’estate, l’autunno, l’inverno e la primavera ci offrono caratteristiche e tipicità specifiche. Spesso all’inizio dell’estate si osserva l’airone cenerino volare radente alcuni tratti del torrente all’inseguimento di prede ittiche. Tornando all’itinerario, la strada ancora marcata dalla presenza dell’asfalto ci ha portato fino ad incontrare alla nostra sinistra un ponticello (foto 4 – che percorreremo al ritorno).

Qui inizia il sentiero locale n° 31  che introduce nella valle del Criarolo per arrivare al casello dell’acqua che asserviva l’Alpe di Oneda (foto 1). Qui le acque si disperdono il torrente sembra sparire dietro una poderosa costruzione in cemento (la vasca principale dell’acquedotto di Candalino-foto 2); in realtà la valle, qui più alta, ha favorito maggiori diramazioni e il reticolo idrico è meno evidente ma, per chi desidera fare una piccola variante alla scoperta dell’acqua si può procedere abbandonando la strada e salendo nei prati alla nostra sinistra raggiungendo la cima del pendio e addentrandosi per poche decine di metri nel bosco (foto 3).

Come per incanto, scopriamo una meravigliosa cascata: la “Rigemora” (foto 1 e 2) e la sua forra (torrente Rigemora) che si butta più in basso nel torrente Candalino (foto 3).

Mentre torniamo alla strada possiamo notare i bastioni e i contrafforti che sovrastano il nostro itinerario; sono i limiti verticali del versante sud/est del “Cepp da la Furnass” o da “Caslunc” (luoghi che ospitano numerose grotte-foto 1). Riprendendo il percorso in salita si apre davanti a noi una vasta area per lo più pianeggiante. Siamo alla località “Piazzo” a 656 m. s.l.m. (foto 2 e 3) attraversata dal sentiero locale n° 35.

Ora la strada ricorda le sue origini di mulattiera (da qui, in tempi recenti, salivano i muli con la sabbia e il cemento per la costruzione del rifugio SEV ai Corni-foto 1 e 2) e si sviluppa mantenendo a destra la piana di Piazzo e a sinistra nuovi contrafforti disomogenei (foto 3) caratterizzati da ripidi salti tra pieghe e fessurazioni che salgono terminando sul bordo naturale della Valcerina che si affaccia verso il paese.

Qui l’andamento è più morbido e nel giro di pochi minuti incontriamo nuovamente l’acqua. Si tratta del torrente Valcerina (foto 1) che prende il nome dall’omonima località situata a monte. Due piccole diramazioni del reticolo idrico del torrente attraversano il sentiero e ci costringono a un mini guado proprio in prossimità di un’altra opera dela C.M.T.L. (foto 2) per l’ ispezione delle acque (guadi semplici ma che a fronte di eccezionali portate della stessa, non devono essere presi alla leggera-foto 3).

Anche in questo punto, risalendo il corso delle acque, si può osservare una piccola cascata. Volgendosi a valle, invece, il corso delle acque torna unico e scende lungo il versante sud/ovest del Ceppo della Fornace incontrando prima il torrente delle Albarelle e più avanti ancora, prima di diventare il torrente del Cavalletto, il torrente di Piazzo o di “Varisei“.
Ora, il nostro itinerario riprende a salire,  incontra e lascia alla nostra destra il sentiero locale n° 23 (foto 1-sentiero che scende fino alla località Ponte Castello) e qualche metro più in alto sempre alla nostra destra supera piegando tutto a sinistra anche il sentiero locale n° 37 (collegamento alla Colletta dei Corni da cui è anche possibile scollinare verso la foresta di Primo, Secondo e Terz’Alpe nel territorio di Canzo-foto 2).
La salita, più dolce (foto 3) raggiunge e costeggia di nuovo il torrente Valcerina al quale in questo punto confluiscono altre diramazioni del nostro reticolo idrico provenienti dal crinale della Colletta dei Corni.

La panchina che si para davanti a noi invita ad una sosta e a riempire la borraccia trovandosi proprio in fianco al fontanino “Da la Famm”. Una fontanella (foto 1) adornata da una piccola statua della Vergine Maria, le cui acque, si dice, mettano appunto, appetito.
La zona in cui ci troviamo dal punto di vista idrogeologico è molto interessante tutto ciò che vediamo alla nostra destra infatti, ci dice che siamo in prossimità della faglia freatica del margine destro della Valcerina, una zona ripida, con un bosco anomalo poggiato su sedimenti instabili, sfasciumi ed emergenze di ceppo; la miscela ideale per avere numerose fuoriuscite di acqua sorgiva. Infatti, oltre al fontanino  “Da la Famm” sgorgano, più sopra altre sorgenti e sono presenti delle ulteriori opere di captazione e ispezione delle acque destinate all’acquedotto di Candalino. L’itinerario incontra poco più avanti sulla destra una piccola casetta di villeggiatura (foto 2) e poco prima di entrare in uno dei maestosi castagneti della Valcerina supera l’ennesimo piccolo affluente del torrente omonimo (foto 3).

All’ingresso del castagneto dobbiamo ignorare un primo bivio a sinistra (itinerari storici) prendiamo a destra, lasciandoci a sinistra anche il bel fienile. Saliamo puntando la fine del castagneto, oltrepassando anche la successiva deviazione a sinistra (foto 3-ancora itinerari storici) raggiungiamo la parte alta del torrente Valcerina.
Con un facile guado, il sentiero oltrepassa il torrente; serpeggia tra le abitazioni attraversandone i prati (dimore di raro esempio di come ci si prende cura del proprio territorio–in questo caso un altro castagneto) e lasciando alle spalle l’ultima casa, guada un nuovo torrente (derivazione del torrente Pianezzo, spesso asciutto-foto 4) e porta nell’ennesimo castagneto.

Davanti a noi il grande “Sass da la pegura” (foto 1 e 2) invita ad una meritata sosta. E’ un masso erratico portato fin qui dall’azione del ghiacciaio dell’Adda. Un gioco di fatica che ha impiegato migliaia di anni per compiersi e che, pare a noi, abbia terminato il suo scopo proprio disseminando il nostro territorio di questi “compatti stranieri”, solitari nel loro emergere maestosi nei prati ma numerosi nel celarsi nel fitto del bosco.

Guardandosi intorno l’invito a porsi qualche domanda è naturale. Oltre alla ricchezza delle acque sono sicuramente le castagne la testimonianza di una ricchezza d’altri tempi. I castagneti che abbiamo percorso e che abbiamo sfiorato contano diverse centinaia di esemplari secolari che in tempi non lontani concorrevano ancora a determinare le sorti dell’economia locale (foto 1 e 2).
Ripartiamo e in direzione nord/est davanti a noi troviamo la segnaletica ufficiale della C.M.T.L. al trivio sottostante il grande filare di conifere. La segnaletica indica, come mostra la foto 3, che noi proveniamo da Piazzo, Valbrona – Candalino (ovvero sentiero locale n° 19), che a destra (verso monte – ovvero sentiero locale n°39) si raggiungono Pianezzo – Rifugio SEV e Corni di Canzo – Vetta e che a sinistra (sentiero locale n° 15)  ci si riabbassa verso Alpe di Oneda, Valbrona – Osigo.
Prendiamo quindi per il sentiero locale n° 15 e in piano superiamo un greto secco, (affluente intermittente del torrente Pianezzo) una piccola baita e più avanti dirigendoci leggermente a sinistra per una leggera pendenza arriviamo ad un grande castagno secolare (il sentiero somiglia in questo tratto più ad un tratturo ed è spesso solcato dalle tracce di grandi pneumatici a testimoniare quale modifica abbia subito anche il taglio dei boschi oggi eseguito solo con l’ausilio di mezzi meccanici).

In questo punto (foto 1) la fluidità del tracciato si perde in un apparentemente disturbato e caotico andirivieni di viottoli e stradine; se manterrete alta l’attenzione alle nostre indicazioni e alla segnaletica comunque ben visibile passerete oltre. C’è però da dire che tutta la Valcerina è caratterizzata da una diffusa e intricata rete di sentieri e stradine secondarie che testimoniano anche la piacevole possibilità di passeggiare per questi luoghi senza rischiare di perdere l’orizzonte. Questa caratteristica è il risultato di una morfologia a piani e semipiani che da ovest si estende verso est creando una sorta di valle sospesa che tra acque cristalline, castagneti, ospitali baite, rifugi e prati è un invito a raggiungerla per “sostarvi”… a volte anche interi pomeriggi. Un invito a cui i valbronesi e i villeggianti non sapevano rinunciare. Qui negli anni ottanta al rifugio Polalba (foto 2 e 3) si poteva ordinare dalla polenta e brasato al semplice panino al salame passando per un bicchiere di rosso o una dissetante bibita fresca di cantina. L’organetto andava e il tempo trascorreva tra racconti e risate in buona compagnia (si dice, luogo di ciabattini ed arrotini). Fuori dal Polalba tutt’intorno nei prati sui plaid a scacchi le famigliole godevano di un territorio generoso e fiabesco.  Narcisi, garofanini, ciclamini, fragoline, funghi e le già citate castagne sono solo alcuni dei profumi e delle macchie colorate che spuntavano dai cestini in vimini di chi si attardava per raccogliere. Raccolte e presenze che il contadino (proprietario) tollerava perché la buona educazione a Polalba era ed è ancora una garanzia per tutti.

Proprio al castagno ora menzionato (foto 1), una carreggiabile sterrata ci attraversa il passo, il nostro itinerario oltrepassa alla sinistra del castagno divenendo un piccolo sentiero che si addentra nel bosco e piano piano discendendo assume le caratteristiche di una piccola mulattiera.
Attraversiamo una piccola roggia affluente del torrente Gagetto e poco più avanti sulla nostra destra – alla sinistra di una casetta – un balzo di qualche metro forma una sorta di anfiteatro che nei periodi di piogge copiose presenta la sua sorgente (foto 2).
Lo sfogo della sorgente incontra il nostro sentiero e (come si nota in foto 3) lo trasforma nel proprio temporaneo greto.

 

Per un lungo tratto, in questi casi, l’acqua non abbandona il camminamento (foto 1 e 2) fino a quando non trova uno sfogo naturale o non si disperde assorbita dal suolo stesso. Gemello di questo anfiteatro se ne trova un altro poco oltre ma stavolta sottostante il nostro itinerario e quindi nascosto alla nostra vista. Questo secondo anfiteatro è più maestoso con un doppio terrazzamento alla base del quale da un foro di oltre un metro di circonferenza zampilla l’acqua. Il buco è impressionante e ci lascia immaginare di quali e quante differenti portate d’acqua sia stato capace. Entrambe le emergenze si trovano sul cammino sotterraneo della falda del Gagetto che in questo punto trova ad opporvisi due cordoni curvati e profondi del ceppo (gli anfiteatri) che la trattengono ma che a fronte di ingenti precipitazioni manifestano i loro “sfiatatoi”. Il bosco si riapre mano a mano che ci si abbassa dolcemente in direzione ora nord/est. Piani di Carpini si susseguono ospitando qua e la ceppate di castagno e rade betulle, siamo al Gagetto (foto 3) della famiglia Dell’Orto e non possiamo fare a meno di invitarvi a fare una piccola sosta. Proseguite sul sentiero che in questo tratto si riallarga alle dimensioni di una carrareccia, costeggiando il bordo di noccioli che vi separa dalla radura con le case e raggiunto alla vostra sinistra il cancello verde, entrate in questo “paradiso”.

I proprietari sono accoglienti e non vi negheranno un sorso della loro fresca acqua (foto 1) che sgorga proprio sotto la roccia della prima casa (foto 2), Una semplice struttura a sasso la canalizza verso una bocchetta sul cui piano troverete il bicchiere (foto 3).

 

Sul cucuzzolo della seconda casa oltre i due meravigliosi esemplari di Sorbo (foto 1) domina un panorama mozzafiato. Il ramo di Lecco del lago di Como vi appare mostrando i lidi del versante del Triangolo Lariano (Onno, Oliveto Lario, Vassena, Limonta) fino alla caratteristica punta di Bellagio e di rimpetto quelli del versante lecchese Abbadia Lariana, Mandello del Lario, Varenna fino a Bellano; sullo sfondo a svanire il ramo che dietro a Bellagio piega verso Como e che, oltre a Bellano, sale su verso Colico e la Valtellina. Sopra le acque e i suoi antropici insediamenti le montagne: dal profilo  del vicino Monte Megna (a sinistra) all’appendice finale delle Lepontine che da Como risalgono fino alla Val Chiavenna mentre dalle boscose propaggini del gruppo delle grigne spicca sullo sfondo il Legnone e oltre le Alpi Retiche che sovrastano Sondrio e Tirano.

Si riparte, uscendo dalla proprietà della famiglia Dell’Orto per dove si è arrivati e si procede lungo la larga carrareccia passando sopra ad un ponte che ci separa dal greto del torrente Criarolo (dal valletto sottostante il ponte, alla vostra sinistra, il torrente precipita in basso e nella sua corsa altri piccoli affluenti gli si uniscono – il primo di questi è una delle diramazioni del torrente Gagetto).
Si prosegue in leggera discesa su comodo sentiero (foto 2). Più avanti, poco prima di una pronunciata curva a sinistra si osserva sulla parete del ceppo di destra un’altra piccola sorgente (foto 3) che anche in periodi di siccità goccia a goccia porta l’acqua alle sottostanti vasche di un piccolo frutteto.

 

Dopo la svolta a sinistra l’itinerario riprende in piano per poi girare ancora a destra e scendere infilandosi tra due proprietà. Siamo sotto il piano della località Gagetto ove fa capolino la strada asfaltata che arriva dall’alpe di Oneda. Prendiamo a sinistra (siamo sempre sul sentiero locale n°15) e pochi metri avanti ancora a sinistra imboccando il sentiero locale n° 33 e lasciando alla nostra destra il sentiero locale n° 15 che in questo tratto è più noto quale antica mulattiera di Osigo che scende in paese a ridosso della parrocchia dei SS Apollinare e Materno.

Se nei primi cento metri di discesa l’itinerario è ancora caratterizzato da una strada carreggiabile al paletto che vieta il passaggio alle 4 ruote (foto 1) ritorna ad essere un piccolo tratturo che si snoda ancora una volta seguendo l’andamento di un torrente. Parliamo del torrente Criarolo (nel quale sono confluite anche le acque del torrente Gagetto) che in questo punto offriva per la presenza di un casello dell’acqua la possibilità ai pastori di Oneda di prelevare l’acqua per usi domestici e di condurvi ad abbeverarsi gli animali. Oggi sopravvive: una porzione in sasso del casello (foto 2) alla sua sinistra tra le radici di un frassino una sorgente (foto 3) e in basso quasi sul greto una grossa condotta in ferro da cui è possibile dissetarsi (foto 4). Ma noterete anche due piccole strutture di recente costruzione che fanno parte dell’impianto per spingere l’acqua alla proprietà che si trova oltre la recinzione alla vostra destra.

Si prosegue tenendo il torrente alla sinistra (foto 1) e superato un deposito a cielo aperto di pietre da costruzione si scende a sinistra sul torrente, lo si guada per prendere verso il bosco (foto 2) in falsopiano il sentiero locale n° 31. Siamo entrati nella valle del torrente Criarolo per discenderne la sponda a monte. Alla nostra sinistra si fa sempre più evidente la presenza delle moregge che torreggiano per contenere i piani e i semipiani della sovrastante Valcerina.
Poco prima di uno scarto a destra in leggera salita si può notare una cascata di “tufo” (foto 3). L’acqua nel suo costante e lento procedere si trasforma in accumuli sedimentari ocra pallido, ricchi di microorganismi, che raggiungendo differenti stadi di solidità danno luogo a lunghe colate di tufo. Il tufo veniva “cavato” per i più disparati usi consoni alla sua leggerezza, non essendo una vera e propria roccia (rivestimenti dei camini, bordure di aiuole, costruzioni artistiche e decori).

Proseguendo arriviamo, facendo ben attenzione a passare a monte del bordo esposto sul torrente, ad una meravigliosa marmitta dei giganti (in gergo) o meglio una pozza circolare formatasi dalla caduta dell’acqua che generando una corrente rotatoria, frantuma, scava ed erode il greto in forma circolare rialzandone i bordi fino a trovare un punto da cui tracimare oltre per proseguire la sua corsa. Nel nostro caso il bordo di questa piccola piscina naturale cede in prossimità di alcune nervature rocciose compatte che la canalizzano per farla scorrere nuovamente verso il basso in una lunga e bella discesa a balzi e scivoli da luna park. In questo punto è consigliabile fermarsi, per osservare la marmitta e la sua via di fuga, sul piano in prossimità del curioso faggio che dimora proprio sul suo bordo. Non sporgersi e passare oltre quando si è pronti nuovamente per procedere, senza fermarsi, uno alla volta e con prudenza. In caso di piena della cascata verificare la reale possibilità di guadare misurando il proprio procedere con un bastone. Oltre il serpeggiante e breve passaggio tra roccette e massi si procede in piano superando una piccola casetta verde alla nostra sinistra. Ancora qualche scalino nella roccia e l’itinerario piega a sinistra sulla sponda alta del Criarolo che volendo potreste raggiungere scendendo verso la bella casetta alla vostra destra che attraverso una gentile scalinata in legno e sasso porta sul greto del Criarolo per ammirarne le chiare e fresche acque. Lasciata la casetta alle nostre spalle si oltrepassa un greto secco (torrente Vallone) e con pendenza via via in aumento, superiamo una bella cappellina affrescata, poi una piccola baita (a destra) per fare capolino al ponte in ferro sul corso del torrente Candalino. Siamo arrivati e prendendo a destra, l’ultimo tratto di strada asfaltata ci porterà in discesa al punto di partenza.

Questo itinerario è sostenuto da:

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