PREZZAPINO, ALPE DI MONTE

Da Maisano all’ Alpe di Monte: il sentiero della storia     > scarica itinerario.pdf    > scarica mappa illustrata

Percorso Maisano > Prezzapino > Alpe di Monte > Maisano
Lunghezza del percorso km. 4,500
Dislivello totale
284 mt.
Difficoltà sentiero escursionistico – classe (Trekking per Escursionisti)
Tempo medio complessivo di percorrenza 1,30 h.
Abbigliamento Usuale per le normali escursioni in montagna (scarponcini, maglione, giacca a vento, bastone/racchetta ecc.).
Interesse naturalistico dell’escursione Questo itinerario dà la possibilità di vedere molte tipologie di piante, erbe e fiori, inoltre, per la peculiarità dei luoghi, è da considerarsi di valore altamente didattico e storico.
Percorso effettuato il Maggio 2016
N.B.:  descrizioni riportate e le fotografie rappresentano lo stato del percorso al momento in cui l’escursione è stata effettuata.
Non ci assumiamo nessuna responsabilità per eventuali incidenti avvenuti percorrendo un itinerario da noi proposto

Il percorso che parte dalla frazione di Maisano e si dirige dapprima verso Prezzapino e poi prosegue verso Alpe di Monte, ha due accessi distinti.
Al primo accesso, che per comodità definiremo Alto,  si accede da via Carlo Roncareggi: entrando nella frazione di Maisano, lasciare il mezzo di trasporto in uno dei due parcheggi (uno per lato) all’ingresso del nucleo antico ed entrare poi a piedi fino al bivio a sx. di via Colombo (foto 1 sotto) sulla destra tenere come punto di riferimento il bar “Taverna del Luf”. Oppure percorrere il breve tratto proprio davanti al bar (foto 2 sotto) dove si incontra l’ex Mola pubblica (foto 3 sotto) e prendere via Fontana , una corta e suggestiva scalinata (foto 4 sotto).

All’altro ingresso, che chiameremo Basso, si accede da via Milano, all’altezza dell’Oratorio di San Rocco: si devia a sinistra in via San Rocco (foto 1 sotto) con un comodo parcheggio sulla destra, proseguendo diritti per via Carlo Roncareggi ci si imbatte dopo una decina di metri sulla sinistra, in un portone di legno che racchiude l’antico Torchio di Maisano, seguitando si raggiunge la già citata “Taverna del Luf”, oppure si può proseguire sulla parallela della stessa denominata Contrada della Torre (foto 2 sotto). Questo luogo era una sorta di “parcheggio” per muli, asini e cavalli (testimonianze di anelli murati nella parete – foto 3 sotto) in attesa del materiale da trasportare, fatto scendere dai monti soprastanti con palorci o slitte apposite.  Si prosegue passando proprio a fianco della Torre di Maisano (foto 4 sotto) fino a raggiungere la già citata scalinata (foto 4 sopra).

Da qualsiasi punto vi si acceda, ci si immette poi nella trasversale di via Valentina e di seguito in via alla Fontana, portandoci appunto alla Fontana detta “di San Carlo”, proprio adiacente al lavatoio, dove sembra che il Santo si sia dissetato.
Questa fontana è costruita con “massi avelli”.

Di seguito si trova un lavatoio.
Si prosegue su antica mulattiera contrassegnata con indicazione C.A.I. sentiero 14 (osservare nei paraggi esemplari di gelso altrimenti detto “mùròn”) che riportano subito alla mente un periodo in cui l’allevamento dei bachi da seta era la principale fonte di sostentamento di questa civiltà contadina. Queste piante erano preziose perché le foglie servivano all’alimentazione dei bombyx mori (cavalèe).
Si arriva intanto ad una cappella, con all’interno degli affreschi raffiguranti, sulla parete di sinistra (rispetto al senso di marcia) San Rocco, mentre frontalmente la Sacra Famiglia che da il nome al complesso.

Proseguendo si sale alla Cappellina della seconda Trinità. Da questa posizione sul lato destro della mulattiera scorre la Val di Campei, sullo sfondo si stagliano i Corni di Canzo mentre davanti a voi appare quello che lo scrivente chiama “l’angolo delle prelibatezze”. In basso verso destra, sulla riva del torrente un vecchio casello dell’acqua ormai in disuso (foto 4 sotto).

Questo tratto è molto particolare perché in ombra e quindi sempre piacevole da percorrere o sostarci visto il suo clima fresco, ma nel momento giusto si trovano le fragoline di bosco, (Fragaria vesca) foto 1 sotto, con il suo frutto piccolo e dolcissimo. E’ quasi impossibile resistere alla tentazione di coglierne una, ma attenzione alla sua “cugina”, la fragola matta (Duchesnea indica), della seconda foto. La sostanziale differenza tra le due è che la prima è un nettare del cielo mentre la seconda ha un sapore pessimo e non è neppure commestibile! Per questo diventa importante imparare a distinguerle. Innanzitutto la fragolina di bosco è più piccola, ha un colore rosso non troppo brillante ed è punteggiata da piccoli semini gialli. Inoltre il frutto, che cresce da un fiore bianco, è tipicamente rivolto verso il basso come una campanellina.
La fragola matta invece è spesso molto più grossa, di un rosso quasi brillante. La sua superficie è costellata da piccole protuberanze molto diverse dai semini gialli della fragolina di bosco. Il frutto cresce da un fiore di colore giallo dritto e rivolto verso l’alto. La fragola matta non è tossica come spesso si crede, tuttavia se ingerita in grandi quantità può procurarvi una severa dissenteria. Ultima nota: quando cogliete una fragolina, specie vicino ai sassi o in mezzo a qualche cespuglio, premunitevi di “sondare” la zona con qualche rametto prima di allungare le mani verso il prelibato frutto. Essendo il periodo estivo quello in cui maturano le fragoline è sempre buona regola fare attenzione ai rettili della zona.

Si abbandona poi il sentiero (foto 1 sotto) che si apre sulla sinistra e che conduce in località “Ossa“. Procedendo diritti in direzione Nord si arriva intanto ad un ponticello suggestivo con a lato una piccola fontanella (foto 3 sopra) ed una carina statua della Madonna denominata appunto “del ponte”, ma le sorprese non sono finite, infatti nei paraggi si trovano anche succulente more, rare nespole e lamponi … basta trovarli. Al bivio del sentiero locale n° 4 in zona “Rogorea” (foto 2 sotto) si procede diritti. Andando a sinistra non cambierebbe niente, in quanto siamo di fronte ad un percorso ad anello che si può percorrere in senso orario o antiorario indifferentemente. E’ preferibile però salire ora e scendere poi, senza contare che la strada, da questo versante, anche se più lunga ha pendenze decisamente più morbide.

Pochi metri ancora e ci si imbatte in un altro bivio (foto 1 sotto) che deviando a destra porta in località “La Muta”, anche qui si tiene diritto. Alcune piante in zona offrono la possibilità di raccogliere dei fiori di sambuco, utili per la creazione dello sciroppo e la preparazione del caratteristico Pan meino, in vernacolo “Panatell da Sambuch“. Sulla destra si apre un grande prato fiorito, una volta addirittura ricoperto da Botton d’oro (Trollius europaeus L.) una pianta erbacea, eretta (20 – 50 cm di altezza; massimo 70 cm) e perenne, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae. È una pianta velenosa in ogni sua parte, come gran parte delle specie appartenenti a questo raggruppamento, ma innocua se essiccata.
Mentre sulla sinistra ci si può dilettare con formazione geologiche rocciose, si arriva ad una altro bivio (foto 3 sotto) che immette in un area pic nic,  denominata “Cuatorta” prendendo spunto dalla caratteristica forma. Questa zona (siamo a 590 m. s.l.m.) è attrezzata con quattro barbecue distinti e altrettanti tavoli con panche, nei mesi autunnali, per la gioia dei più piccini, viene montato anche un tosta castagne, che permette una volta raccolti i frutti nelle vicinanze di cuocerli sul posto e gustarsi le caldarroste a chilometri zero.

Si prosegue verso sinistra e, mentre la vista si apre sul Gruppo delle Grigne, qualche residente erbivoro della zona non trova di meglio che farsi una pennichella.
Proseguendo si arriva ad un casolare in zona Rogorea, dove nel prato adiacente si trovano tutt’oggi dei sassi denominati “sassi delle streghe”, dalla storia del tutto particolare.

Tenendo sempre diritto, sul sentiero locale n° 6 (tra i colori del bosco si possono pure ammirare i mammiferi che vivono in questi posti) si oltrepassa una “storica” pineta in località “Runcasc” (per chi volesse visitarla deve tagliare a sinistra entro il bosco ed orientarsi seguendo le cime degli alberi). Questo “polmone verde” situato a 630 m. s.l.m. è stato piantumato negli anni dagli alunni delle scuole di Valbrona. Ricordiamo che nel 1951 una circolare del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste stabiliva che la “Festa dell’Albero” si dovesse svolgere il 21 novembre di ogni anno, con possibilità di differire tale data al 21 marzo nei comuni di alta montagna; la celebrazione si è svolta con regolarità e con rilevanza nazionale fino al 1979. Riprendendo il sentiero precedente, si arriva in località “Prezzapino” a 674 m. s.l.m. con dirimpetto il Gruppo delle Grigne.

La vista si apre sul Pizzo d’Erna, il Resegone di Lecco ed il Monte Magnodeno (foto 1 sotto), appaiono poi la Braga di Moregallo, il Monte Moregallo (foto 2 sotto) i Corni di Canzo (foto 3 sotto) e le Grigne (foto 4 sotto).

Un largo sentiero ci porta in una zona dove è stata ristrutturata un’antica ghiacciaia e nei dintorni appaiono anche diverse piante officinali spontanee (nella foto sotto una pianta di salvia selvatica). Ovviamente alzandosi di quota, anche il panorama si adegua, mentre si giunge in prossimità delle prime case di Alpe di Monte a 734 m. s.l.m.

Appare una fontana (foto 1 sotto) particolare per due motivi, in quanto all’origine era un enorme sarcofago di tomba etrusca ed è stata pensata e realizzata con il lavatoio annesso (foto 2 sotto).
Si entra poi all’interno del nucleo antico.

Appena fuori dall’abitato, fa bella mostra di se un’altra antica ghiacciaia ristrutturata in modo esemplare, mentre un masso erratico trasportato sino a qui dal ghiacciaio abduano che ha plasmato la vallata, rimane come testimonianza dell’incedere dei secoli. Un ultimo sguardo e siamo pronti per il ritorno.

Se all’andata abbiamo visto e trovato dei frutti di bosco (nel periodo della loro maturazione) qui nel sentiero del ritorno la vista si delizia con i fiori, le piante, diversi scorci sul lago e qualche masso erratico. Se alziamo gli occhi al cielo, scorgeremo qualche rapace volteggiare sopra le nostre teste e se ci addentrassimo nel bosco, al buio ne potremmo vedere degli altri, con l’aggiunta “magari” di qualche fungo.

Appare una caratteristica cappellina della Madonna intagliata in un tronco di castagno, poi, scendendo, superba vista di Aquilegia (specie super protetta) ed incontri con erba cipollina e timo selvatico. Il sentiero ci riporta, tutto in discesa, fino alla frazione di Maisano da dove si è partiti. Siamo circondati dal bosco ed è quindi normale vedere numerose specie di uccelli e per gli appassionati di botanica, numerose specie erbacee.

Questo itinerario è sostenuto da:

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